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Punto al 14 settembre 2016

Facciamo il punto della situazione sui mercati ad oggi, mercoledì 14 settembre 2016. In questo momento, vi sono due fattori che giocano a favore dei ribassisti. Il primo è dato dalla sempre più concreta possibilità che possa continuare il piano (già preannunciato, tra l'altro) di rialzo graduale dei tassi d'interesse USA, mentre il secondo è dato dal ribasso del prezzo del petrolio.

Tassi USA, nuovo rialzo?

Non c'è tanto da stupirsi, poiché il numero uno della FED, Janet Yellen, lo aveva già detto dall'inizio che il rialzo sarebbe stato graduale e sarebbe durato circa un anno. Se c'è stato un ritardo, questo è stato dovuto principalmente all'incognita delle conseguenze della Brexit e alla "crisi" della Cina. Ebbene, oggi la FED ha a disposizione questi dati: la Brexit non ha colpito così duramente (almeno per ora) la Gran Bretagna; la Cina mostra un incremento della produzione del +6% rispetto al dato precedente. Insomma, quanto basta per dare un altro colpetto di rialzo dei tassi d'interesse USA, che a questo punto è molto probabile e in tempi brevi.

Prezzo del petrolio

La situazione del petrolio l'abbiamo evidenziata da tempo. Dopo i minimi toccati ad inizio anno, era praticamente illogico un rialzo a livelli normali se non ci sono le intese sui limiti tra i produttori. A questo, inoltre, si aggiunge la concreta possibilità che il dollaro possa salire, e come sanno i trader e investitori più esperti, la coppia petrolio/dollaro offrono l'esempio più classico di correlazione inversa. Per i meno pratici: quanto uno si rafforza, l'altro si indebolisce.

Mercati azionari europei

I mercati azionari europei ovviamente non possono restare indifferenti alle notizie provenienti dagli USA riguardo ai tassi d'interesse, così come alle notizie riguardanti il prezzo del petrolio. Va detto, tuttavia, che per l'Italia il prezzo del petrolio può far male alle azioni petrolifere (Saipem, tra tutte), ma bene ad altre e al PIL. Il ribasso del prezzo del petrolio è una delle poche ancore di salvezza per il nostro PIL "moscio". Ci si scusi il termine, ma ormai pare una definizione più che azzeccata.