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Prezzo Petrolio, vertice di Doha e rialzo

Il prezzo del petrolio potrebbe scendere dopo il vertice di Doha tra OPEC e esterni

Mentre di parla di referendum e trivelle, arriva il vertice di Doha per sistemare la questione del prezzo del petrolio, il cui basso prezzo non favorisce la ripresa dell'economia internazionale. Il vertice, che vedrà riunirsi sia paesi dell'OPEC che esterni, si terrà domenica prossima e potrebbe sancire lo stop alla produzione di petrolio, a livelli smisurati ormai da diversi mesi, quasi contro ogni logica di mercato se si considera la domanda, e rivolto alla sola ottica di concorrenza a più non posso. Ma un limite, pare che invece si sia davvero reso necessario. Il fatto che come praticamente mai accade si riuniscano paesi OPEC insieme a esterni, è già quasi un successo. Evidentemente, è una questione troppo importante da poter rimandare. 

Le sole voci di un probabile congelamento della produzione ha rialzato il prezzo del petrolio di 5 dollari, che di questi tempi sono davvero tanti. Ad inizio 2016 il prezzo del barile di greggio è addirittura andato sotto quota 30$, con diverse importanti banche d'investimento che pronosticavano già situazioni apocalittiche o quasi. In effetti, un petrolio a 20$ sarebbe stato un vero disastro. Pericolo scongiurato? Così pare, soprattutto se l'OPEC e produttori al di fuori dell'OPEC si accordano per venire incontro alle esigenze di un'economia globale sempre più disequilibrata, con paesi produttori del BRIC e in via di sviluppo che hanno sofferto parecchio questa situazione. Paesi nei quali, anche grandi investitori hanno investito, una delle ragioni per frenare questa corsa sfrenata della produzione, anzi sovrapproduzione abbondante, sovraccaricata dal nuovo ruolo degli USA in tale mercato. 

La guerra fredda tra USA e Russia, così come analizzato dal nostro sito un paio d'anni fa, è arrivata a compimento soprattutto nel campo del petrolio, dove la Russia ha continuato a perdere profitti e subire così danni economici, oltre quelli derivanti dalle sanzioni internazionali per la causa Ucraina.

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Vertice OPEC basterà a fermare la sovrapproduzione del petrolio?

Purtroppo, sebbene l'OPEC rappresenti una buona parte dei produttori di petrolio del mondo, non li include tutti. Esterni al cartello sono infatti Russia e Stati Uniti (tra i più grandi produttori al mondo in questo momento), oltre ad altri come Messico, Norvegia, Cina.

A Doha si incontreranno i vertici dell'OPEC ma non solo. Gli attori principali saranno Arabia Saudita (OPEC) e Russia (non OPEC), entrambi da più di 10 milioni di barili di petrolio per giorno.

Gli Stati Uniti, attualmente il maggior produttore di petrolio al mondo (13 milioni di barili), hanno visto nel corso degli ultimi 3 anni l'avvento dei cosiddetti Cowboys dello Shale, che hanno iniziato a perforare con una nuova tecnica di trivellazione, chiamata Fracking, molto meno "delicata" rispetto ad altre tecniche. La forte concorrenza dell'Arabia Saudita li ha praticamente messi all'angolo, con numerosi casi di bancarotta. Proprio il Fracking è una delle principali cause della sovrapproduzione smisurata di Petrolio negli USA.

La questione Iran

Dopo l'accordo storico tra USA e Iran, quest'ultimo può anche esportare nuovamente petrolio. E non si tratta certo di bazzecole, perché si parla di 1 o 2 milioni di barili al giorno. Più precisamente, la questione Iran si pone perché fa parte dell'OPEC e quindi dovrebbe recuperare in concomitanza con questo congelamento. 

In sintesi: da una parte si vuole frenare, dall'altra l'Iran chiederà di rifarsi sul mercato, dopo il tempo perduto a causa dei veti internazionali. Potrebbe aiutare in questo senso una sensibile diminuzione della produzione americana, così come previsto dai loro piani (dai 700 ai 900 mila barili in meno rispetto agli attuali 13 milioni e passa).

Domanda di petrolio, fattore non di poco conto

Fin qui abbiamo considerato la produzione e la sovrapproduzione. Ma chi compra? La domanda di petrolio potrebbe essere tutt'altro che retorica, dato che la crisi economica, specie in Cina, ha visto diminuire fortemente la richiesta di petrolio da immettere nel ciclo di produzione. Se l'economia non si riprende, se la Cina non risale la China (scusate il gioco di parole), sarà difficile per il petrolio tornare a livelli superiori di 50-60 dollari. Proprio questo range rappresenterebbe un livello equilibrato per tutte le parti in causa. 

Il problema, nel caso si raggiunga quel livello, è che i cowboys del Fracking petrolio di cui sopra, troverebbero nuovamente vantaggioso l'affare, e riprenderebbero a trivellare. In tal caso, il prezzo del petrolio potrebbe scendere nuovamente. Potrebbe diventare un ciclo senza fine, se non si mettono dei paletti sul Fracking.

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