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Decreto Salva Banche e Investimento Inconsapevole

decreto salva banche obbligazioni subordinate
In questi giorni si parla molto del decreto Salva Banche, ma di cosa si tratta? Prima di rispondere a questa domanda, urge fare una considerazione: in Italia c'è chi fa investimento inconsapevole, nel senso di investimento che punta al profitto, a proprio rischio, senza tuttavia saperlo. Già, perché i risparmiatori che per avere qualche beneficio sul proprio conto corrente hanno sottoscritto obbligazioni subordinate (ad un buon rendimento), di fatto non stavano semplicemente risparmiando, ma investendo e con una buona percentuale di rischio. Probabilmente i più preparati tecnicamente conoscevano tali rischi, ma pare che molti di loro non avessero compreso bene i documenti a cui avevano posto molteplici firme.

Un investitore lo sa, che quanto più grande è la potenzialità di profitto, tanto più grande è anche il rischio. Un risparmiatore, invece, non lo sa. Non perché sia un ignorante, ma perché ignora il fatto che con la propria banca ha investito parte o tutti i suoi risparmi in obbligazioni "sicure", poi diventate carta straccia.

Ed è così che molti risparmiatori della Banca Popolare dell’Etruria, della Banca Marche, delle Casse di Risparmio di Ferrara e di Chieti, si sono ritrovati con 15-20 mila euro in meno, a testa. In periodi di crisi, queste cifre possono diventare irragionevoli e in alcuni casi drammatiche.

Ma di chi è la colpa? Della banca che non è stata abbastanza trasparente? Del cliente che ha firmato 50 fogli affidandosi a una banca o un direttore che negli anni ha guadagnato la sua fiducia? Di Bankitalia? Della UE? Di Renzi?

E' fin troppo chiaro (trasparente) che sia la trasparenza il problema.

Obbligazioni Subordinate, cosa sono?

Le obbligazioni subordinate o bond subordinati si chiamano così proprio perché subordinate a quelle dei creditori ordinari. Infatti, il loro rimborso è subordinato a quello delle obbligazioni ordinarie. Per coprire le sofferenze delle "bad bank", si è dovuto procedere alla riduzione integrale delle riserve e del capitale rappresentato da azioni, nonché del valore nominale delle passività subordinate computabili nei fondi propri, con conseguente estinzione dei relativi diritti amministrativi e patrimoniali (dichiarazione di Bankitalia).

Il giallo del fondo interbancario

La perdita da parte dei risparmiatori poteva essere evitata se si fosse potuto ricorrere al fondo interbancario, un fondo creato appositamente per questo genere di evenienze. Questa l'atroce sintesi:

  • Bankitalia afferma che i paletti imposti da Bruxelles abbiano reso impossibile la richiesta di aiuto, che avrebbero reso la perdita meno drammatica
  • La commissione UE afferma che, oltre all'intrapresa strada del "salvabanche", si sarebbero potute intraprendere altre due strade quali quella fondi privati, e l'utilizzo del fondo di tutela dei depositi (che avrebbe comunque fatto perdere gli obbligazionisti subordinati
Alle due strade menzionate dalla commissione UE, invece il governo ha preferito procedere con il decreto "Salva Banche".

Cosa è il decreto Salva Banche?

In parole semplici si potrebbe dire che con il decreto Salva Banche,  non è lo stato a salvare la Banca Popolare dell’Etruria, la Banca Marche e le Casse di Risparmio di Ferrara e di Chieti, bensì le altre banche.

Più in dettaglio, questo decreto divide le banche soggette a "sofferenze", in due parti: la good bank (le attività, i crediti), e la bad bank (le sofferenze). Ebbene, proprio le sofferenze di queste 4 banche, pari a circa 200 miliardi, non peseranno sullo Stato ma sulle altre banche. Inoltre, le stesse 4 banche saranno ora gestite da 4 nuovi direttori nominati da Bankitalia. Presidente e direttore d'orchestra sarà il presidente di Unicredit, Roberto Nicastro, che cercherà di sistemare le attuali stonature e tornare ad una strana sottospecie di sinfonia.

Peccato non aver potuto attingere al fondo interbancario, perché questo protegge ogni rischio fino a 100 mila euro. Tuttavia, perché non si è potuto farlo? Evidentemente, ormai è una questione di fiducia tra le dimensioni italiane ed Europee. A proposito di fiducia, ora tutti i risparmiatori iniziano a chiedersi cosa hanno firmato negli anni, e in che modo uscirne. Oltre ad un salva banche, servirebbe anche un anti-panico e un calma-calma, oltre un sorridete-siate-fiduciosi. Data la semplicità estrema del nome del nuovo decreto, potremmo aspettarci di tutto.

Ora, riprendendo il discorso, le parti "good bank" dovranno essere vendute al miglior offerente. Il ricavato dell'operazione andrà nel "Fondo di Risoluzione", dopodiché le banche che hanno partecipato al salvataggio si spartiranno i proventi.

Bankitalia ha abbozzato questo tipo di risoluzione:
3,6 miliardi messi a disposizione del fondo di risoluzione copriranno:
  • 1,7 miliardi di perdite
  • 1,8 per ricapitalizzare le good bank
  • 140 milioni per far funzionare le bad bank
Il totale dell'onere (ancora forse impreciso nei suoi dettagli), sarà distribuito in modo proporzionale tar tutte le banche italiane (nuove norme UE). Per far funzionare da subito il Fondo di Risoluzione occorrerà liquidità, che verrà anticipata dal principale gruppo bancario italiano Intesa Sanpaolo, insieme a Unicredit e Ubi Banca. I tassi di mercato di tale anticipo vedranno scadenza massima a 18 mesi.

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